CONSIGLIO COMUNALE DEL 23.04.2026
- Approvazione verbali seduta del 5 marzo 2026
- Variante SUAP per impianto di verniciatura in via Bargnana
- Convenzione PAUR ambito estrattivo ATE G09 – Cava in Località Bonfadina
- Ratifica quinta variazione al bilancio 2026-2028
- Approvazione rendiconto gestione 2025
- Sesta variazione al bilancio di previsione 2026-2028
- Sostegno all’iniziativa Coldiretti sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari ed emendamenti rafforzativi
L’approvazione del verbale non è una formalità: è il momento in cui il Consiglio garantisce ai cittadini che quanto riportato corrisponde a ciò che è stato realmente detto e deciso. Nel testo che ci viene sottoposto manca la verbalizzazione della prima deliberazione assunta nella seduta del 5 marzo, quella con cui il Consiglio ha esaminato i verbali della seduta precedente. Un’omissione che non è un dettaglio tecnico: cancella dal controllo dei consiglieri un’intera deliberazione consiliare.
L’emendamento che presento chiede semplicemente di reinserire ciò che è avvenuto, ripristinando la deliberazione n. 1 del 5 marzo 2026 — “Approvazione verbali seduta precedente” — prima della deliberazione n. 2, così come è effettivamente avvenuto.
La variante SUAP presentata riguarda un impianto di verniciatura e relative lavorazioni su profili in alluminio all’interno di un magazzino già realizzato su via Bargnana.
Non siamo di fronte ad un semplice intervento tecnico, ma ad una scelta che incide sull’assetto del territorio, sulla qualità dell’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Nelle osservazioni al PGT, che ho depositato come rappresentante consiliare di Rovato Vale, la Civica e Rovato 2020, evidenziavo come lo sviluppo del territorio debba essere guidato dal principio di riduzione del consumo di suolo (valorizzando il nostro ruolo di area agricola strategica). Questo procedimento segue, invece, la direzione opposta collocando un impianto ad impatto ambientale tra i campi, e lasciando emergere nuovamente l’incapacità politica di ragionare sul lungo termine, evitando di proseguire nella direzione di un territorio che vede industrie localizzate in maniera sparsa e senza logica. Chiaramente se vi fosse stata la lungimiranza di un’area industriale chiara ed espandibile con razionalità il supporto alle imprese avrebbe potuto essere trasversale e ragionato in termini di concreta utilità anche per le imprese: strade pensate per il trasporto merci, servizi correlati. Tutto l’opposto dell’assoluta casualità che porta a prevedibili difficoltà di convivenza: gestione del traffico mescolato tra privato e industriale, gestione delle aree soggette ad inquinamento difficilmente presidiabili per stare al passo con la tecnologia attraverso l’attento supporto della politica allo sviluppo dell’impresa. Chi crede davvero, come me, nella libertà economica dell’art. 41 della nostra Costituzione, non la pone come evento isolato, ma come diritto da supportare sistematicamente e non irrazionalmente o occasionalmente.
Oggi, invece, ci troviamo ad approvare una variante che introduce un’attività industriale con potenziali impatti ambientali significativi. Qui non stiamo approvando un magazzino. Stiamo autorizzando l’impianto di verniciatura al suo interno, e questo per definizione comporta emissioni in atmosfera, impianti tecnologici, scarichi, traffico indotto. Questo succede anche quando la domanda d’inserimento riceve tutte le verifiche ambientali del caso nelle forme richieste dalla legge. Rimane il punto che questa è una trasformazione sostanziale dell’insediamento produttivo che cambia completamente il livello di impatto sul territorio. Prima abbiamo visto comparire un’enorme cementificazione tra i campi e ora ci chiedete di approvarne un suo nuovo e impattante contenuto. Questa situazione è figlia delle precedenti scelte politiche evidentemente prive di visione sul lungo periodo. Nelle osservazioni al PGT avevo proposto una cosa molto semplice ma fondamentale: che ogni nuova attività venisse sottoposta a una verifica di compatibilità ambientale rispetto all’area di riferimento considerando le attività sensibili.
Forse la politica dovrebbe ricordare che il territorio non è fatto solo di permessi secondo legge e metri quadri, ma di persone che lo vivono. Le leggi non conoscono le necessità delle persone, per quello dovrebbe esserci la politica. Se non c’è questa capacità politica si perde l’opportunità di direzionare la crescita sociale e ci si trova in balia delle conseguenze normative di occasioni politiche mancate. Dovrebbe essere promossa una logica di riqualificazione e razionalizzazione dell’esistente, non di nuovo consumo. L’ambiente è un valore primario, tutelato dall’art. 9 della Costituzione.
Con questo documento ci comunicate che la conferenza di servizi si è conclusa positivamente. Ma il Consiglio comunale non è un passaggio formale. È il ruolo dove ci si assume la responsabilità politica e qui, davvero, non ci sono gli elementi per supportare una scelta che è evidentemente il frutto di un percorso politico da me non condiviso.
Espresso, pertanto, voto contrario.
La convenzione presentata riguarda l’ampliamento dell’attività estrattiva e di scolturamento della cava in località Bonfadina. La convenzione regola aspetti pratici, ci sono previsioni sulla pulizia dei mezzi di trasporto e sugli orari di attività, ma non c’è, negli atti presentati, nessuna risposta alla gestione di possibili problematiche: come in tema della viabilità del traffico pesante, del carico ulteriore sul territorio e della ricaduta quotidiana per chi vive questi luoghi. Nel documento si parla del contributo annuale commisurato ai volumi estratti, calcolato sulla base delle tariffe regionali definite nell’ambito della procedura di Valutazione dell’impatto ambientale. Ma la tutela dell’ambiente, del paesaggio e della qualità della vita non si risolve solo nella partita contabile. L’importo così ottenuti senza la contestuale presenza di un progetto compensativo con sensibilità ambientale e sociale rischiano di non produrre un bilanciamento sostanziale e complessivamente inquadrato nella gestione comunale, singoli interventi senza direzione complessiva non possono essere all’altezza della necessità di tutela ambientale e di risposta dei bisogni emergenti.
Il Consiglio dovrebbe essere il luogo in cui si valuta davvero l’interesse pubblico, il luogo in cui si discute se una scelta di questo tipo sia o non sia opportuna per Rovato, non dovrebbe essere chiamato alla mera ratifica delle decisioni già sostanzialmente assunte altrove. Il vero punto politico è se è giusto, sostenibile e nell’interesse della nostra comunità accompagnare un ampliamento di cava di queste dimensioni alle condizioni presentate. Parliamo di una superficie di coltivazione pari a 39.509 metri quadrati con un potenziale di circa 608.960 metri cubi di sabbia e ghiaia. Per capirci la dimensione equivale a oltre cinque campi da calcio.
Espresso, pertanto, voto contrario.
La motivazione dell’urgenza necessaria pare ragionevole in particolare con riferimento ritrovamenti di interesse archeologico. Mentre, sul viale di circonvallazione delle mura venete si dice che il progetto approvato prevedeva soltanto le predisposizioni dell’impianto di illuminazione e che ora servono 86.000 euro per completarlo, perché senza illuminazione il viale non può essere fruito in sicurezza entro la scadenza di termine lavori prevista. Mi pare evidente che la necessità dell’illuminazione non sia intervenuta improvvisamente, ma fosse una necessità di progettazione prevedibile sin dall’inizio. Pertanto l’urgenza risulta essere stata creata dall’errore di progettazione a monte.
Il rendiconto presentato mostra che la parte realmente disponibile è poco più di 900 mila euro (902.411,63). Il resto è vincolato o accantonato. Quindi siamo di fronte a una grande capacità di intervento limitata, a fronte di un avanzo rigido.
C’è poi il tema dei residui. Abbiamo 16.016.857,45 euro di crediti ancora da incassare. l’importo è notevole ed è qui che si misurerà l’efficacia della gestione. Visto che alle fine sarà il concreto incasso, e con che tempistiche, a fare la differenza.
Sugli investimenti, i numeri sono rilevanti, ma lo è anche il fatto che oltre 9 milioni risultano nel fondo pluriennale vincolato (9.117.748,57). Questo significa che molte opere sono programmate, finanziate, ma non ancora concluse. L’obiettivo del Comune sarà quindi rispettare tutti i tempi. In particolare per i fondi PNRR che comportano vincoli stringenti.
Nel complesso, il quadro presentato dai revisori è risultato conforme dal punto di vista contabile, ma comporta alcune riflessioni sul piano politico e amministrativo: in quanto si tratta di un avanzo poco utilizzabile, con residui elevati, investimenti distribuiti nel tempo e una forte dipendenza da risorse esterne. Le sfide sono molte, il rendiconto rispecchia l’esito delle scelte di questa maggioranza. Il PNRR ha comportato la possibilità di plasmare e determinare il futuro di crescita o meno della nostra comunità. Onestamente credo, purtroppo, che questo resoconto sia l’evidente conseguenza di una mancata strategia politica che permettesse a questo Consiglio di vedere le spese non solo in termini di progetti finanziati, ma come occasione per risolvere bisogni e problemi che i dati avrebbero consentito di prevedere e affrontare per tempo, creando un meccanismo di virtuoso ritorno economico e sociale.
Presentata dai revisori come corretta, questa variazione di bilancio si presenta come un’operazione di riallineamento contabile. In questa sede deve essere revisionata in termini non solo amministrativi, ma anche politici. Oltre ad una serie di aggiustamenti su capitoli di spesa, in particolare sul personale e sul fondo pluriennale vincolato, non si osserva una politica coraggiosa: nessuna linea che promuova nuovi investimenti su servizi, manutenzioni e politiche sociali di lungo periodo.
Una parte rilevante delle maggiori risorse deriva da entrate non strutturali: monetizzazioni urbanistiche, contributi regionali, trasferimenti. Questo rende il bilancio difficile da leggere in relazione alla sua resilienza di lungo periodo, soprattutto se queste entrate vengono utilizzate per sostenere spese che tendono a ripetersi. Il documento presenta un aumento della spesa corrente che, pur presentata in un contesto d’equilibrio attuale, importa riflessioni politiche per il prossimo futuro. In pratica è un equilibrio che sembra non lasciare spazio alla gestione di eventuali imprevisti. Sugli investimenti, troviamo un elenco ampio di interventi, ma non emerge una gerarchia chiara delle priorità politiche che li guidano. Infine, sul versante sociale, non si coglie un segnale politico significativo. Gli incrementi sono limitati e non sono presentati come risposta di lungo periodo ad esigenze emergenti risultanti da una puntuale analisi del territorio.
- Sostegno all’iniziativa Coldiretti sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari ed emendamenti rafforzativi
Gli emendamenti ora proposti mirano a rafforzare la delibera proposta da Coldiretti sul tema origine doganale e informazione al consumatore.
L’obiettivo di quanto proposta è il rafforzamento dell’etichettatura giuridica sull’origine delle materie prime; l’inserimento di criteri più stringenti per l’uso del termine “Made in Italy”, e una politica di contrasto alle pratiche commerciali ingannevoli.
La volontà perseguita con questi emendamenti è rendere questa mozione non solo condivisibile, ma più solida e più incisiva nel contesto nazionale ed europeo nel quale è necessario promuoverla e sostenerla.
Interventi di Valentina Remonato in Consiglio Comunale del 23.04.2026